Ore 21.30, Cagnano Varano, corso Pietro Giannone. Il corso centrale del paese si sta lentamente svuotando. La giornata lavorativa è oramai finita e durante i giorni infrasettimanali non c’è molta gente in giro. C’è un punto del viale però che si riempie di un gruppo di persone delle più svariate età: sono coloro che stanno attendendo il pullman dell’autolinea statale delle Ferrovie del Gargano che collega Vieste con Milano e Torino. Dal centro garganico partono ogni giorno, domeniche comprese, ben due bus, uno la mattina e uno la sera, verso i centri del Nord e viceversa, due bus partono da Piemonte e Lombardia alla volta del Gargano.  Studenti, disoccupati in cerca di fortuna al Nord, parenti di emigrati… è vasta l’utenza del servizio che in zone mal collegate dalla ferrovia preferisce rinunciare alla comodità e la larghezza del treno per il vantaggio di salire a bordo nel proprio paese e senza trasbordi giungere a Settentrione. L’utenza coinvolge tutte le età e lo dimostra una coppia di coniugi anziani che nell’attesa dell’autobus mi raccontano di avere ormai quasi tutti i figli e i nipoti in Brianza che non possono scendere a Cagnano. Così preferiscono spostarsi loro, nonostante le difficoltà di un viaggio che se tutto va bene durerà almeno nove ore.

Alle 21.35 arriva il pullman. Il conducente fa sistemare le valigie nel portabagagli in base alla destinazione scelta, controlla i biglietti cartacei ed elettronici (grazie al QR code) , e fa salire tutti a bordo. Gli anziani sono tranquilli, fra un paio di settimane saranno di nuovo qui. Altri sono meno sereni e si domandano già quando rivedranno il loro paese, forse alla prima festa comandata o direttamente la prossima estate. L’autobus riparte e dopo esser passato per Sannicandro Garganico raccogliendo altri passeggeri si avvia verso Poggio Imperiale. Qui a poche centinaia di metri in un grande piazzale di un’azienda agricola l’autobus si ricongiunge con un altro autobus che però trasporta passeggeri dei comuni meridionali del Gargano. I passeggeri e le valigie vengono divisi in base alla destinazione e si riparte.

Matteo è un ragazzo di San Marco in Lamis che mi racconta la sua storia. “Studio giurisprudenza a Bologna. È il mio primo anno di università”. Matteo racconta anche della sua angoscia di partire lasciando sua madre e sua sorella a San Marco. Ha perso il papà da poco e sente la responsabilità del fatto di essere l’uomo della famiglia. “Inizialmente non volevo iscrivermi all’università dopo la morte di papà, poi un docente universitario amico di famiglia mi ha convinto a non rinunciare”. Mentre Matteo si racconta nel pullman è ormai calato il silenzio, molti passeggeri si sono addormentati. L’autobus invece non arresta la sua corsa sull’autostrada: il viaggio si fermerà per una sosta dopo Pescara, poi lascerà scendere i passeggeri ad Ancona e in una stazione di servizio all’altezza di Cesena Matteo e gli altri viaggiatori diretti in Emilia cambieranno autobus. Il veicolo arriva a Lambrate alle 6.30, in una città ancora assonnata ma già viva. Non siamo i primi pugliesi trasferiti a Milano e purtroppo non saremo neanche gli ultimi. Sono cambiate le dinamiche, le comunicazioni, e vedremo che negli anni è cambiata la stessa figura dell’emigrato nella città ambrosiana. In tanti anni un gruppo nutrito di pugliesi – e dauni- si è trasferito nella città meneghina. Un terzo degli immigrati meridionali è pugliese. Molti di loro hanno si sono distinti, sono persone di successo, altri conducono una normalissima vita tra la Pianura Padana e la Brianza. Gente che nonostante le centinaia di chilometri di distanza ha “i piedi nel mondo ma la testa nel borgo”, per citare il motto dell’Associazione Regionale Pugliesi a Milano. E sono proprio queste le storie che vi racconteremo, settimana dopo settimana, ogni martedì qui su L’Attacco, insieme all’avventura dell’EXPO vissuta dai pugliesi. Vi racconteremo delle associazioni pugliesi nate qui per riunire i conterranei e le iniziative messe in campo per fare apprezzare la Puglia anche da una città così lontana. Benvenuti a Milano.

-pubblicato sul quotidiano ‘L’Attacco’ del 3 marzo 2015