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Non solo Folk Festival, Chapeau ovvero il locale trendydi Carpino

Ogni volta che capita di sentir parlare di Carpino, l’immaginario comune automaticamente collega il piccolo centro garganico alle chitarre battenti e al suo folk festival che da anni ormai miete migliaia di visitatori. Ma Carpino non è solo tarantelle, da alcuni mesi a questa parte si sta candidando anche come attrattore di giovani per la movida del weekend. Dopo le serate organizzate all’Euro Bar di Piazza del Popolo e l’apertura dell’ Al Bikokka, da luglio la città delle fave e dell’olio  ha un nuovo attore nella nascente movida, lo Chapeau. Il locale si trova poco distante dalla piazza e si raggiunge attraversando un brevissimo tratto di Corso Vittorio Emanuele, l’antica arteria che porta dalla piazza verso la Chiesa Madre attraversando l’intero centro storico.  Il locale è ricavato da un seminterrato che presenta subito tutta la sua suggestività: la roccia –tipica delle grotte sottostanti ai centri garganici- e la pietra locale accolgono il visitatore in una atmosfera che è un misto tra le antiche cantine e le pittoresche  segrete di un antico castello. Birreria, wine e cocktail bar, lo Chapeau ospita anche eventi di musica dal vivo, come la serata di sabato scorso dedicata alle sonorità  anni Settanta-Ottanta con tanto di ospite. Infatti, ad intrattenere gli ospiti dello Chapeu c’era Antonio di Stolfo, che in passato si è esibito su Canale 5 come Sfidante (categoria cantanti) nella seconda edizione del talent show ‘Amici’, ha partecipato all’Accademia di Sanremo Giovani conquistando le finali nazionali ed è stato scelto per interpretare il ruolo di Giuda nel Musical ‘Jesus Christ Superstar’. Le serate  riscuotono un discreto successo. Lo Chapeau è uno dei locali che si sta candidando come ritrovo dei giovani dai paesi limitrofi, soprattutto dopo le ordinanze di chiusura dei Comuni di Cagnano e Ischitella che prevedono in quei comuni la chiusura dei locali a mezzanotte, ora dopo la quale i giovani si dirigono verso Carpino. “Anche a Carpino arriverà un’ordinanza di regolamentazione degli orari- spiega Nicola Di Lella- anche perché bisogna sì divertirsi ma rispettando anche il diritto al riposo degli altri. Abitando a Ischitella conosco molto bene le ragioni dell’ordinanza e i giovani dovrebbero imparare a uscire un po’ prima nel weekend perché il problema non sono i locali, ma il chiasso che poi si produce fuori dalla porta”. Nicola racconta a L’Attacco la genesi del suo locale: “In realtà all’inizio volevo aprire un piccolo ristorante, ma sentendo i consigli degli amici ho optato per questa formula. La mia idea è quella di aprire qualcosa di particolare, aperta non solo ai giovani ma anche a gente più grande: il mio obiettivo è quello di far sviluppare una cultura del vino,di cui io sono patito, perché non si tratta solo di bere ma di saper bere, che è cosa ben diversa. La mia filosofia è quella di offrire ai miei ospiti prodotti di qualità e questo lo si può già dedurre dai menù: vorrei portare lo Chapeau ad essere un luogo di condivisione e di incontro, con una stuzzicheria, proponendo grandi vini di qualità ma anche il vino di Carpino. C’è da dire che molti giovani quest’estate hanno accettato i miei consigli apprezzando quindi il gusto del bere vino. In futuro vorrei accompagnare la degustazione dei vini con delle bistecche particolari, come l’angus, ma pian piano sto attrezzando il mio locale.  Ci sono spese e migliorie da affrontare col tempo, visto già l’investimento economico iniziale, basti pensare all’impianto di deumidificazione perché ricordiamoci che lo Chapeau è una grotta! A tutto ciò va aggiunto il progetto del locale come luogo di incontro: stiamo per organizzare serate con giochi a quiz come ‘il Milionario’ ma anche eventi culturali, dato che entro Natale il mio locale ospiterà due convegni. Le serate musicali verranno presto spostate alla domenica perché il sabato c’è troppa confusione, e la domenica ci saranno anche aperitivi particolari  a base di pesce. Certo, ci vuole un po’ di tempo-  conclude Di Lella-  Carpino è un paese agricolo e quindi una certa cultura del bere no c’è, ma le idee ci sono e con il tempo si potranno realizzare. ”

Un modo diverso di concepire la serata insomma con una cura maggiore verso il prodotto che si va a consumare e questo nuovo modo di vivere il bere passa anche dai compleanni e dalle feste che lo Chapeau si appresta ad ospitare. Del resto la stessa formula del wine bar è un’innovazione: negli anni Ottanta, quando iniziarono a vedersi i primi wine-bar negli States non tutti accolsero con fervore  questo format  che ha cominciato a guadagnare popolarità negli anni Novanta.

IL WINE BAR: LA FORMULA CHE SBANCA DAGLI ANNI NOVANTA

Agli inizi degli anni Duemila, il wine bar è diventato molto popolare e sono iniziati a spuntare locali di questo tipo in molti quartieri metropolitani in tutto il mondo. La formula nel mondo ora ’rivaleggia’ con i luoghi di ritrovo locali, come caffè e bar locali e ha messo su un nuovo modo di degustazione di vini . Essi cercano di rimuovere l’associazione del vino con clientela di alto livello e sostituire ciò con un ambiente più informale e rilassante. Molti di questi bar sono dotati di angoli e cabine accoglienti racchiusi in colori ricchi e lussuosi con la speranza l’ospite si soffermerà anche in futuro. Questi bar sembrano abbracciare gli stimoli  intellettuali legati al vino e offrire un’alternativa al bar: l’ambiente si presta ad una buona socializzazione con una sensazione di un ambiente meno affollato ma più intimo. I moderni wine bar hanno cominciato a includere una più ampia varietà di scelte alimentari. Tradizionalmente associati con formaggi e dolci, stanno cercando di abbinare il vino con antipasti degni di ristoranti di alto livello.

-pubblicato su L’Attacco del 4 ottobre 2011

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