Foggia, piazza Battisti

Foggia, piazza Battisti

pubblicato sul quotidiano L’Attacco del 3 gennaio 2013

Cari foggiani,

alcuni di voi mi conoscono di vista, altri di persona, altri ancora hanno letto il mio nome perché in calce ad alcuni articoli apparsi in questi anni su questo giornale.

Premetto che non sono foggiano, ma vengo da un paese che da Foggia dista poco meno di novanta chilometri, Cagnano. Nonostante la vicinanza, ammetto che fino a 19 anni la conoscenza del capoluogo era ristretta solo a rare capatine in città, dovute soprattutto al lavoro con la Consulta Provinciale degli Studenti o ad alcuni amici di famiglia che puntualmente visitavamo a Natale. Quando nel 2009, dopo la maturità, dovevo decidere l’ateneo dove proseguire i miei studi, in un primo momento avevo escluso totalmente Foggia. Non l’avevo minimamente presa in considerazione, anzi, la credevo una città poco tranquilla e malsana. Poi però ho cambiato idea e ho deciso di restare per non interrompere alcuni progetti che avevo già avviato.

Quando mi sono trasferito in città, ad ottobre, nutrivo una forte diffidenza, e anche un po’ di timore, nel frequentare e vivere Foggia. Ma al tempo stesso non avevo altra scelta, fare il pendolare (con tre ore di viaggio al giorno) mi avrebbe distrutto. Quindi dovevo per forza prendere casa e iniziare la vita da studente fuorisede. Il mio timore era stato alimentato anche dalla cronaca nera del periodo, che di fatto aveva visto nell’agosto precedente, la ‘piazzetta’ scenario di un omicidio tra giovani, non proprio una bella premessa. Inoltre, lo stesso dialetto foggiano, con le sue vocali inesistenti e il tono poco dolce, peggiorava la mia diffidenza.

Pian piano ho iniziato a conoscere a lezione studenti ‘autoctoni’ (pochi rispetto alla maggioranza di pendolari) e ho stretto belle amicizie. Se in un primo momento mi ero ripromesso di tornare a casa il prima possibile,  ad un certo punto ho iniziato a rimanere anche nel weekend, gustandomi la movida  foggiana e dell’intrattenimento cittadino (il cinema, da me, non c’è). Sarei un ingrato oggi, se scrivessi di esser stato male a Foggia: lasciando la città sto lasciando un pezzo di me. Ho amato molte persone con cui ho condiviso anche momenti piacevoli.

Fa più rumore un albero che cade , anziché una foresta che cresce, sosteneva Confucio.  E io, nel giro di pochi mesi, mi sono accorto che Foggia non è solo quella della cronaca nera, della droga, della spazzatura per strada, della malavita. C’è una Foggia molto più produttiva  che preferisce non fare rumore, non urlare ma rimboccarsi le maniche in silenzio.

È quella Foggia rappresentata da alcune realtà giovanili di successo, come il Forum dei Giovani , a cui ho dato il mio sostegno anche se non sono foggiano. O come Spazio Baol, che è riuscito a creare un movimento creativo di alto profilo senza rinunciare alla freschezza tipica del linguaggio giovanile . O ancora i ragazzi dell’associazione Dream &Life che hanno deciso di mettere insieme il loro talenti per raccontare attraverso i cortometraggi la nostra Provincia (con tanto di riconoscimenti in tutta Italia). O i giovani che non si lasciano tentare dalle facili tentazioni della malavita per continuare a coltivare i propri sogni nella propria città. E potrei continuare per ore con altri esempi…

In questi anni ho visto un’Università che ha iniziato a dialogare seriamente con il territorio, condividendo il sapere e mettendolo a disposizione di chi nella Capitanata ci crede ancora. Ho visto un ambiente culturale che non si rassegna all’indifferenza, ma anzi ha deciso di portare a Foggia grandi nomi affinché tutti possano incontrare i loro intellettuali di riferimento, e in questo caso l’esempio lampante è dato dagli amici della libreria Ubik e del liceo Lanza o dalla grande Gianna Fratta con la sua Musica Civica. Ho visto persone che non si arrendono e vogliono vivere appieno la propria vita senza preclusioni, e non posso non pensare ai ragazzi dell’Arcigay ‘Le Bigotte’ .

Purtroppo ho visto anche una Foggia che scappa, che fugge dai problemi, che si rinchiude nell’individualismo esasperato e nel menefreghismo. Ho visto, purtroppo, anche giovani che sono fuggiti per allargare gli orizzonti o perché magari la loro facoltà a Foggia non c’è. O altri che scimmiottano già la vecchia politica e cercano consenso tra i coetanei con la vecchia strategia del ‘panem et circenses’. E questa Foggia, lo ammetto, non mi piace.

Ma io sono convinto che ci sono battaglie che senza far rumore portano a risultati inaspettati, un po’ come la goccia che scava la roccia. Foggia, o almeno una parte di essa, è come quello studente che ha le capacità ma non si applica, un po’ come Balotelli che ha talento ma che si auto eclissa quando si comporta male.

L’invito che faccio a voi Foggiani per questo 2014 è quello di provare a credere un po’ di più nella vostra città. Una città che può- e che deve- dare molto a sé stessa e alla Provincia, guardando l’orizzonte con realismo ma con anche voglia di sognare e scommettere sulle proprie radici. E possibilmente lasciando a casa quella politica cialtrona ed egoista che per troppo tempo ha anteposto i propri interessi al bene comune. Perché, come sosteneva il francese Jean Jaurès, “Può esserci rivoluzione soltanto là dove c’è coscienza”.

Io ora ho deciso di partire, per completare la mia formazione a Milano e conseguire lì la laurea magistrale. Ho deciso di spaziare, di capire come va il mondo e soprattutto la dinamica realtà lombarda che si prepara al suo appuntamento più importante, ovvero l’Expo 2015. Ho deciso di partire e cambiare stile di vita senza però dimenticare quello che ho ricevuto in questi anni con le esperienze e gli ostacoli da superare. Parto perché bisogna conoscere le realtà virtuose e capirne i meccanismi, magari ‘copiando’ le best practice, ovvero le migliori prassi. Parto senza abbandonare Foggia e Provincia, ma anzi cercando di continuare a collaborare con le realtà positive offrendo il mio contributo a distanza. Parto ma non dimentico.

Emanuele Sanzone