Partigiani della Brigata Fontanot, 1945

Partigiani della Brigata Fontanot, 1945 (fonte: Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Italia)

E anche quest’anno è arrivato il 25 aprile, a ricordarci che nel ’45 le truppe nazifasciste lasciarono l’Italia . Oggi, come accadrà il 1° maggio o il 2 giugno, tricolori e retorica si sprecheranno, e  ci saranno ovvi richiami alla nostra storia contemporanea.

Se per un attimo mettiamo da parte il lato ‘formale’ della festa, con la retorica e il suono di Bella Ciao -eseguita dalle varie bande musicali che la rendono ancora più bella, è nostro dovere fermarci e riflettere.

In un interessante post pubblicato sul Fatto Quotidiano Alex Corlazzoli, maestro e giornalista, propone di aprire le scuole in questa giornata per renderla un vero e proprio ‘esercizio di memoria’ spiegando ai bambini chi sono quei nomi che troviamo scolpiti nei vari monumenti dedicati ai partigiani sparsi per tutta l’Italia e le vicende storico-politiche in cui erano coinvolti. Corlazzoli mi trova perfettamente d’accordo: “Provate ad entrare in una classe delle medie e chiedere: “Chi è Sandro Pertini? Chi sono i fratelli Cervi?”.

La maggior parte dei vostri interlocutori alzerà le spalle. Si guarderà in faccia stupefatta. Ma sia chiaro che la responsabilità di quell’indifferenza non è di questi ragazzi ma nostra. Di noi maestri, dei signori ministri dell’istruzione che si sono succeduti sulle poltrone, di quei papà e di quelle mamme che il 25 aprile vanno a fare la scampagnata fuori porta o il barbecue.”

Non solo, se penso alla mia infanzia, il 25 aprile era sinonimo del ‘Rally della Pace’ organizzato dall’Azione Cattolica Ragazzi della diocesi di Manfredonia – Vieste che con la Resistenza a poco a che vedere.

A mio avviso il 25 aprile va ricordato perché il momento della Resistenza, di cui questa data è il culmine, è il momento storico in cui l’Italia finalmente capisce che deve prendere in mano il proprio destino, senza affidarlo ad un re o al Duce.

Proprio come i nostri partigiani, genitori o nonni, dovremmo anche noi prendere le redini della nostra storia e del nostro futuro. Dovremmo liberarci dalle lobby, dai pregiudizi, dai diritti negati, dall’illegalità diffusa e da una classe politica che ha veramente poco a che vedere con la nostra storia e la nostra libertà. Dovremmo iniziare ripulire le nostre istituzioni da quella gente che non dovrebbe neanche sfiorarlo con un dito il tricolore. Che non meriterebbe neanche di pronunciare il sostantivo “Italia”. Non dovremmo riprendere in mano i fucili, ma solo la nostra dignità.