Pietro Giannone

Pietro Giannone

La tesi di laurea su ‘L’Ape Ingegnosa di Pietro Giannone’ è ora consultabile online sul sito TesiOnline (clicca qui).

Questo lavoro, discusso lo scorso 14 novembre presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia (relatore prof. Domenico Cofano) nasce essenzialmente dalla mia curiosità personale intorno alla figura di Pietro Giannone, un autore che seppur nato e cresciuto nei suoi primi anni a Ischitella, a parte qualche sporadico convegno e l’intitolazione di strade, piazze e scuole, non trova molto interesse da parte dei suoi conterranei. Nonostante manifestazioni culturali, come l’ormai tradizionale Premio di poesia dialettale “Città di Ischitella- Pietro Giannone” che porta sul Gargano numerosi poeti da tutta Italia, lo storico ischitellano viene troppo spesso dimenticato  anche tra i banchi di scuola, il luogo maggiormente deputato alla diffusione del sapere, spesso sacrificato o ridotto a pochi accenni per il continuo rincorrere da parte dei docenti dei programmi ministeriali.

L’idea di approfondire dunque la figura letteraria del Giannone parte proprio dall’edizione 2012 del Premio ischitellano, dove ho potuto confrontarmi con gli stessi giurati del premio, docenti e letterati provenienti da tutta Italia.

Questo lavoro, insomma, è nato innanzitutto per colmare le lacune che io stesso durante il mio percorso di studi ho accumulato, e per conoscere un autore così vicino dal punto di vista delle origini, ma al tempo stesso così lontano dalle mie conoscenze acquisite durante il percorso scolastico.

Il primo approccio con l’autore non è stato facile, soprattutto per la quantità ridotta di studi e analisi critiche sul Giannone, e per il modo complesso in cui l’autore scrive, che ha richiesto una lettura approfondita e seria dei suoi testi.

Inoltre, per avere un approccio quanto più sereno sullo storico, ho cercato di attingere ai suoi testi mettendo da parte pregiudizi ed etichette che per comodità vengono affibbiate a uno scrittore. Infatti, per motivi meramente didattici, siamo portati a studiare la letteratura per “etichette”, ovvero ricollegando l’autore a una certa corrente letteraria o di pensiero. Questo metodo, se da un lato ci consente di memorizzare meglio un letterato e di collocarlo in un determinato periodo storico, dall’altro rischia di “appiattire” l’autore stesso, impedendo spesso di coglierne le complessità. Infatti, di Giannone di solito si ricorda il suo anticlericalismo, la sua vicenda del carcere e le sue idee giuridiche, ma si trascura il dato che la sua formazione è stata segnata dai Padri del convento francescano del suo paese natale e del suo zio presbitero che lo ha guidato nei suoi studi a Napoli, allora capitale del Regno. È solo cogliendo queste diverse “anime” dell’autore che si può comprenderne meglio la personalità e la poetica e avere un approccio meno rigido ai suoi testi.

Il mio lavoro si è incentrato su l’Ape ingegnosa, lo “zibaldone” giannoniano composto durante la prigionia a Ceva. In quest’opera confluiscono sia i principi filosofici delle opere precedenti, sia l’immensa quantità di citazioni e dati provenienti dalle letture della prigione e della formazione dello storico di Ischitella. Un’opera variegata dal punto di vista letterario e argomentativo, che proprio come le api ingegnose di Lucrezio, vuole attingere ai “fiori” della letteratura per donare al lettore un “nettare” delizioso e riflessivo sull’uomo, sull’arte e sulla natura.

Dal momento che ci troviamo dinanzi ad un’opera autobiografica, che racchiude le riflessioni del carcere e rispecchia la vicenda umana del Giannone, non ho potuto non iniziare questo percorso dalla vita tortuosa dell’autore e da alcuni accenni alle sue opere principali, che diventano in questo frangente, un insieme di strumenti indispensabili alla comprensione dell’Ape ingegnosa. Inoltre ho attinto direttamente ai testi giannoniani, lasciando la parola all’autore per una comprensione e un’analisi ancora più tempestiva.

 Il primo capitolo è dedicato alle vicende biografiche dell’autore e alle sue due opere più importanti: l’Istoria Civile e il Triregno.

Come si è già detto, avvalendomi dei testi della Vita scritta da sé medesimo ho ricostruito le vicende umane del Giannone a partire dai primi anni vissuti nel centro garganico (una terra del monte Gargano, nella Puglia de’ Dauni chiamata Ischitella, prossima a’ lidi del mare Adriatico, dirimpetto all’isole Diomedee, ora dette Tremiti). Alternando narrazione storica e narrazione autobiografica ho analizzato il suo arrivo a Napoli e il clima di astio intercosso tra l’autore, il clero e il popolo dopo la pubblicazione dell’Istoria Civile, la sua fuga verso Vienna e la lenta composizione del Triregno, la successiva fuga verso Ginevra e l’arresto ordito con l’inganno.

In questo primo capitolo ho svolto una breve analisi dell’Istoria Civile, sempre confrontandomi con il testo giannoniano, l’opera che con la sua denuncia delle ambizioni mondane del clero, ha attirato su di sé la censura ecclesiastica. È una storia civile nel senso che il Giannone non vuole limitarsi ripercorrere antiche battaglie o celebrare l’antichità o ancora luoghi da contemplare, ma si tratta di una storia squisitamente politica. Egli ripercorre la Storia del Regno di Napoli dalla caduta di Roma ai suoi giorni nell’accezione civile e giuridica: s’inserisce quindi nella tradizione giurisdizionale avrà larga diffusione nel corso del Settecento negli ambienti illuministi.

Sempre nella prima sezione di questo lavoro s’inserisce la lettura del Triregno, un saggio in tre libri in cui l’autore si oppone apertamente alle tendenze di potere temporale della Chiesa, che invece dovrebbe perseguire i principi evangelici, oramai abbandonati. Dall’opera traspare quindi, un’ideale di vita semplice, primitiva, come quella degli antichi, che verrà ripreso più volte nell’Ape ingegnosa.

Il secondo capitolo, invece si concentra sulle opere del carcere. Partendo dal momento dell’arresto, la cui narrazione è affidata alle stesse parole del Giannone, ho cercato di ricostruire il rapporto tra la scrittura giannoniana e le vicende umane, un rapporto che senz’altro trova il più grande compimento nella Vita scritta da sé medesimo. L’intento del Giannone è ben preciso: l’autore vuole dare la sua versione dei fatti per evitare che dopo la sua morte si vengano a creare versioni distorte o calunniose della sua esperienza umana.

Si passa poi all’introduzione dell’Ape ingegnosa,  il manoscritto di circa 189 autografe più cinque aggiunte nell’edizione settecentesca. In questa prima introduzione, in particolare, mi sono concentrato sulle opere che hanno ispirato la composizione. Si parte da una serie di appunti che riportano il testo originale con delle note personali dell’autore. Man mano che si va avanti il lavoro diventa sempre più ordinato, tanto che i passi  vengono riportati per aree tematiche e quindi in osservazioni, a cui Giannone, a partire dalla terza, darà un titolo.

Dopo le vicende editoriali del manoscritto (che ci indicano anche le cause della sua scarsa diffusione), il mio lavoro si è incentrato sulla struttura e sui temi dell’Ape ingegnosa. Svariati sono i temi che lo storico di Ischitella affronta nel corso dei volumi, temi che trascendono dalla dimensione storico-giuridica delle altre opere e attraverso l’uso di spunti e di citazioni del mondo classico e moderno toccano i lati più intangibili dell’esistenza umana, come il rapporto con Dio, lo stato degli uomini, la natura, il tempo.

È proprio da Dio che parte l’opera. Infatti, la prima osservazione è Sopra il grande magistero di questo mondo aspettabile; suo costante ordine, disposizione ed armonia; onde si convince esservi una Mente infinita, eterna, sapiente ed onnipotente, la quale non informa il mondo, sicome la nostra anima il nostro corpo, ma siccome lo creò, cos’ lo regga e governi. Non mancano le confutazioni degli stoici o dei pitagorici, come pure di Leucippo, di Democrito, di Epicuro e dei loro seguaci. Sulla stessa scia la seconda osservazione, che Giannone dedica alla “sapienza dell’Artefice nella fabbrica del mondo” e sull’armonia dell’universo e la sapienza, la virtù e la morale che da Egli scaturisce, sottolineando come l’uomo si è fabbricato mali da sé, non quindi provenienti dalla natura.

Da questa concezione dell’uomo e dei suoi mali è partita la mia analisi testuale. Nell’impossibilità, infatti, di poter analizzare tutti i testi, mi sono soffermato su quelle parti che tracciano per l’uomo l’origine dei suoi mali e soprattutto la via da seguire per quello “stato di grazia” che altro non è che la felicità dell’individuo.

N.B. Per l’analisi dell’Ape Ingegnosa, mi sono procurato l’unica edizione attualmente in circolazione, ovvero l’edizione del 1993 dell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, curata da Andrea Merlotti nella collana “Opere di Pietro Giannone”   dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.