Primiano Schiavone

Primiano Schiavone

Mentre la comunità internazionale si ritrova a celebrare il 2012 come “Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti”, sabato scorso si è tenuta una manifestazione regionale a Monopoli con cui il popolo pugliese ha ribadito un secco no alle concessioni governative per le prospezioni al largo delle nostre coste e quindi ad eventuali trivellazioni petrolifere nei nostri fondali. Dopo il Gargano, Termoli ora l’intera Puglia si è schierata contro ma il pericolo, nonostante gli Enti locali abbiano sottoscritto parere negativo, resta. Ma il problema non è solo se trivellare o meno ma cambiare i nostri stili di vita per vivere senza ricorrere adesso se ne parlerà sabato prossimo a Roma per dar vita al “Coordinamento dell’Ambientalismo Ragionevole”: oltre 18 organizzazioni aventi matrici culturali omogenee, per la maggior parte riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, si sono date appuntamento per la prima assemblea costituente col fine di dar vita ad una struttura stabile che possa consentire l’armonizzazione delle iniziative.  Tra di esse anche l’associazione Ambiente è Vita con il suo Vice segretario regionale, nonché segretario provinciale Primiano Schiavone che discute su alcuni aspetti della questione sostenibilità.“Considerando che l’uomo è indiscutibilmente un animale razionale chiamato a prendersi cura, a migliorare, a trasformare l’habitat in cui vive, la sua unica vera possibilità di risolvere la ‘questione ecologica’ deve fondarsi sulla fantasia creatrice e innovatrice, sulla sua capacità di farsi carico in prima persona della responsabilità di governare il proprio ambiente attraverso scienza e coscienza- spiega Schiavone- Rilanciare un ambientalismo del fare, del fare bene e presto e ciò che occorre promuovere: dove possibile, dovremmo muoverci verso un’economia basata sulle energie rinnovabili e sulle risorse materiali. Sostenibile non è sinonimo di rinnovabile, ma i due concetti sono fortemente connessi. Quando siamo costretti ad utilizzare risorse non rinnovabili, dobbiamo farlo in maniera saggia e riciclando il più possibile.

Dovremmo sviluppare un’analisi globale delle relazioni tra uso del terreno, energia, sfruttamento delle risorse e popolazione. Le politiche locali che hanno conseguenze globali non possono essere in contrasto tra di loro, ma devono essere coordinate ad un livello più alto; dovremmo imparare ad essere migliori “giardinieri” a livello locale e su scala globale. Avendo tra i 6 e gli 8 miliardi di bocche da sfamare è necessario ricorrere ad una agricoltura intensiva, usando fertilizzanti,  la crescita delle città deve essere tenuta sotto controllo. Abbiamo permesso alle automobili di determinare le forme degli agglomerati urbani attuali. Pensiamo che 300 mila ettari di foresta vengono distrutti ogni anno negli Stati Uniti per lasciar spazio a 200 città. Dobbiamo pertanto sviluppare città più vivibili e ad alta densità di abitanti se la popolazione continua a crescere a questi ritmi. Dobbiamo mobilitare saperi e competenze,coinvolgendo in modo attivo le imprese. Le comunità locali spesso però sono state anche i laboratori più capaci di comportamenti innovativi, basati sulla responsabilità, la creatività e lo spirito d’iniziativa. Sono riuscite, anche in condizioni avverse, a produrre e mantenere qualità elevate, sia ambientali, sia economiche e sociali.  Bisogna fondare le politiche pubbliche per l’ambiente sulla logica del calcolo costi-benefici. Ogni soluzione deve essere valutata non aprioristicamente, ma in base all’analisi empirica dei benefici e dei costi attesi. Questo vale in particolare per i casi nei quali si presentano condizioni di rischio e incertezza. Le politiche pubbliche devono essere improntate alla riduzione dei rischi, ma questa deve essere proporzionale ai benefici che da essa ci si possono ragionevolmente attendere. Non è infatti razionale ridurre i rischi arrivando al punto che le risorse necessarie per farlo potrebbero essere più efficacemente utilizzate per migliorare in altro modo la qualità della vita umana o dell’ambiente, o ancora per individuare, attraverso la ricerca scientifica, rimedi specifici. Un passo importante- continua l’ambientalista garganico – sarà introdurre la logica dell’efficienza economica nella gestione dell’ambiente e delle risorse naturali attraverso l’estensione dei diritti di proprietà attribuiti ai singoli e alle comunità locali, al fine di aumentare la responsabilizzazione di tutti i cittadini e di utilizzare pienamente le loro conoscenze e le loro capacità creative. Privatizzare l’ambiente non significa ridurne il livello di protezione ma viceversa aumentarlo”.